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Usa, resta il veto sui trans nell’esercito: giudici divisi

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La Corte suprema degli Stati Uniti ha sentenziato che la decisione di bandire i transgender dall’esercito presa dal presidente Donald Trump può restare in vigore finché prosegue la battaglia legale in appello.

La legge era stata in precedenza bloccata da alcuni giudici federali per profili di incostituzionalità.

Oggi, rispetto alla soluzione del dilemma, la corte si è divisa, con quattro dei nove giudici che vogliono mantenere la sospensione del bando.






Persone con disforia di genere e trans rimangono quindi per il momento esenti negli Stati Uniti dal servizio militare.

Già lo scorso 23 marzo l’amministrazione Trump aveva posto il veto decisivo sull’ammissibilità dei transgender nelle forze armate salvo poche eccezioni che riguardano militari in servizio da tempo e che hanno cambiato sesso in tempi successivi.

Un cambio di rotta totale rispetto alle misure adottate in precedenza dall’amministrazione Obama, che il 30 giugno 2016, tramite l’allora ministro della Difesa, Ashton B. Carter, annunciò il decadimento del divieto attraverso un iter correttivo che sarebbe stato completato il 1° luglio 2017.

L’8 novembre 2016 viene però eletto Trump e il nuovo ministro della Difesa, James N. Mattis, sposta la data di scadenza finale fissandola al 1° gennaio 2018.

Trump nel frattempo aveva già reso nota la propria contrarietà alla misura scatenando contro di lui l’ira della stampa e della comunità LGBT, che avviarono cause giudiziarie di militari contro la Casa Bianca.

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