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Alto Adige

Il ricordo di chi viene dimenticato: la strage di Malga Sasso

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Il 9 settembre di 56 anni fa si consumava in una casermetta, non lontana dal Brennero, la triste fine di tre giovani ragazzi, anch’essi vittime dell’odio terrorista che dilagava in quegli anni in tutto l’Alto Adige.

Chi se lo sarebbe mai aspettato che la mano assassina potesse arrivare fin lì? In cima ai monti, vicino al confine, in luoghi dove la natura fa da padrone. Questo probabilmente lo pensavano anche Franco, Herbert e Martino; i tre giovani che in quella giornata prestavano servizio nella caserma della Guardia di Finanza di Malga Sasso.

Franco, trapanese di nascita, era il più “anziano” (28 anni) ed il più alto in grado. Herbert invece, originario della Val di Vizze prestava servizio “a casa sua” potremmo dire. Mentre Martino, appena ventenne, probabilmente si doveva ancora abituare al clima alpino freddo e pungente, ben diverso da sole della costa Smeralda al quale lui era abituato in quanto sassarese.






La mattina del 9 settembre però tutto finì, un esplosione, un boato che riecheggia nella vallata; e poi più nulla. Non si sentì più nessuna voce fra gli echi dei monti, soltanto silenzio.

Le tracce portarono gli inquirenti a seguire la pista del terrorismo pan-austriaco, furono dichiarati colpevoli i terroristi Richard Kofler, Alois Larch e Alois Rainer, fu inoltre riconosciuto il contributo di Georg Klotz, che però morì poco prima della sentenza da latitante in Austria.

I finanzieri furono insigniti dell’onorificenza di “vittime del terrorismo”, e alla memoria dei tre giovani fu eretto nel 2001 un cippo a Malga Sasso. Ad oggi le associazioni figlie del Bas continuano ad affermare con assoluta certezza che l’esplosione è stata dovuta ad una fuoriuscita di gas, e questo è come ucciderli due volte.



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