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Coronavirus, Testor (FI): «Folle pensare al contagio come a un infortunio sul lavoro»

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Con il decreto “Cura Italia”, nell’ambito delle misure inserite nel titolo I riguardante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale”, l’Inail (Istituto Nazionale Infortuni sul lavoro e malattie professionali) è chiamato a svolgere importanti compiti per far fronte alla situazione emergenziale.

La tutela infortunistica Inail nei casi di infezione da coronavirus (Sars- CoV-2) avvenuti in occasione di lavoro, viene chiarita dall’art. 42, comma 2. In particolare, l’Inail tutela tali infezioni morbose inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro, equiparando, in questi casi, la causa virulenta alla causa violenta.

Sull’argomento è intervenuta la senatrice di Forza Italia Elena Testor: “Fare impresa nel nostro Paese, già devastato dall’emergenza economica da coronavirus, è ormai uno sforzo titanico. Le norme previste dal decreto Cura Italia, ma soprattutto le ultime circolari Inail, che considerano il contagio da Covid come infortunio sul lavoro e non come malattia, rischiano di essere la messa di requiem di molte aziende italiane.






Ritenere responsabili gli imprenditori – aggiunge la senatrice – con conseguenze anche di carattere penale, è autentica follia. Sono molti infatti quelli che, pur essendo pronti ad attuare i protocolli di sicurezza, non se la sentono di riaprire le loro attività per evitare un onere aggiuntivo che potrebbe dare loro il colpo di grazia definitivo. Una situazione che preoccupa anche molti albergatori, che potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni da incubo. Si ha l’impressione che questo governo sostenga gli imprenditori solo a chiacchiere, mentre nei fatti non perda l’occasione di vessarli.

Anche ritenendoli responsabili, addirittura penalmente – conclude Testor (nella foto) –  degli effetti sulla salute dei lavoratori di un’epidemia che ha sconvolto il mondo. Metterò in campo ogni iniziativa parlamentare, a partire da un’interrogazione urgente ai ministri del Lavoro, Nunzia Catalfo, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, per sanare un errore palese e far prevalere il buon senso su decisioni senza senso”.

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