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Italia & Estero

417 anni di pena in più con la Politica Giustizialista del Governo Meloni. È una tattica vincente? Pare di sì.

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II senso di insicurezza è diffusissimo. C’è chi dice che la percezione è largamente superiore alla realtà, c’è chi dice che è ancora troppo poco. Chi parla di carcere per ogni soluzione.

Gian Domenico Caiazza, già presidente dell’Unione delle camere penali italiane, afferma che di questo passo si arriverà a prevedere una condanna a trent’anni per borseggio in metropolitana, e che prima o poi la Corte costituzionale dovrà intervenire.






Ma, aggiunge l’ex presidente dei penalisti, anche i governi di centrosinistra hanno inseguito il furore popolare. Furore o no la politica ha capito che gli aumenti di pena premiano in termini di consensi. O di civiltà come molti pensano.

Va osservato che, se premiano in termini di consensi, in un’epoca dove tramite la Rete si viene a conoscenza di tutto, crimini diffusi compresi, evidentemente c’è da chiedersi se qualcosa non va nel nostro paese.

Fino a pochi anni fa, dall’alto della nostra civiltà giuridica mutuata dal Diritto Romano e scolpita nel tempo, si derideva il sistema penale statunitense, giudicato rozzo, di frontiera.

Gli americani, nati rispetto a noi come Stati Uniti l’altro ieri, si sono dotati di un Diritto inevitabilmente adeguato a tempi, chiamiamoli così, moderni. Ed ora il nostro tempo antico si perde per strada e perde consensi, così ci avviciniamo, prendendola alla larga, al Diritto americano.

L’equazione è molto semplice: se un reato crea una scossa particolare nel nervo sociale ma la pena è irrisoria la aumento, e faccio contento l’elettorato. E, di conseguenza, scontento il reo.

Giusto o sbagliato che sia, va fatta una considerazione su più termini: essere indagato o incolpato per un reato non è una passeggiata, i costi delle spese per difesa e processo sono ingenti, ed il patteggiamento è spesso un’ancora di salvezza che, contrariamente a quanto si pensi, non è utilizzata prevalentemente dai ceti sociali meno abbienti.

Ma patteggiare non significa, come ritengono certe scuole di pensiero, togliersi il fastidio da cimici in toga anche se innocenti. È una ammissione di colpa. Cavilli o meno.

Così, a voler essere cinici come Salvini nel commentare l’aggressore freddato dall’agente a Verona e che non gli mancherà, oltre che per perseguire ciò che è più sentito nella pancia della gente, vi è anche un vantaggio economico in termini di risparmio di spese a carico del Ministero della Giustizia.

Inseguire le emozioni e la rabbia della gente non è esclusiva del Governo di centrodestra, ma della storia del nostro paese. Secondo alcuni il Governo Meloni la sta portando all’estremo, ma dai sondaggi il popolo è con la premier.

Stupisce il fatto che gran parte dei provvedimenti che hanno introdotto oltre 400 anni di carcere in più sono stati approvati quasi nell’indifferenza generale. Ma di quali provvedimenti stiamo parlando?

Vediamo quelli maggiormente salienti partendo dal Decreto Cutro, con cui il governo è intervenuto nel maggio 2023 per inasprire il contrasto all’immigrazione clandestina dopo il tragico naufragio avvenuto nelle acque di Crotone.

L’introduzione del nuovo reato di morte di più persone come conseguenza della violazione delle norme sull’immigrazione clandestina prevede fino a 30 anni di reclusione. E se dal fatto deriva la morte di una sola persona si applica la pena della reclusione da 15 a 24 anni.

La legge 138/23 che ha introdotto il reato di omicidio nautico, punisce con la reclusione fino a 7 anni chiunque cagioni per colpa la morte di una persona con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o della navigazione marittima o interna.

Ma a leggere con attenzione il provvedimento si scopre che questo introduce altri 10 reati, legati all’omicidio nautico commesso nei vari stati di ebbrezza anche alcolica, con pene che arrivano fino a 12 anni, e poi a reati di lesioni gravi e gravissime commessi violando le norme sulla navigazione marittima.

E a seguire: lesioni nei confronti di medici e operatori sanitari fino a 5 anni, riproduzione abusiva di opere coperte da diritto d’autore fino a 3 anni, incendio boschivo fino a 3 anni, spaccio non occasionale di sostanze stupefacenti fino a 5 anni, reato di “stesa” (ovvero intimorire o soggiogare la popolazione) fino a 8 anni, violazione degli ordini di protezione in caso di presunti abusi familiari fino a 3 anni e 6 mesi, imbrattamento di teche e custodie che contengono opere d’arte nei musei fino a 6 mesi, violazione delle disposizioni in materia di documentazione antimafia in caso di partecipazione ad appalti fino a 6 anni, violenza o minaccia nei confronti del personale scolastico fino a 4 anni, nuovi reati in materia di accessi abusivi a sistemi informatici e a informazioni relative alla sicurezza pubblica fino a ben 138 anni con cumulo, indebita destinazione di denaro e cose mobili fino a 3 anni, estesi fino a 4 se ciò riguarda interessi finanziari dell’Unione Europea, danneggiamento delle apparecchiature in uso nelle strutture sanitarie fino a 5 anni, maternità surrogata all’estero fino a 2 anni, e via così…

Non manca nemmeno l’orso: abbattimento di esemplari di orso Bruno marsicano fino a 2 anni.

Dice Ermes Antonucci sul Foglio che “introdurre in un colpo solo altri 24 tra nuovi reati aggravanti e aumenti di pena è una valanga giustizialista tale da offuscare il ricordo dei grillini al governo”, e aggiunge che dopo due anni di premierato Meloni si può affermare senza alcun dubbio che tra lo spirito garantista di cui Forza Italia dice di farsi portavoce e la vena autoritaria, securitaria e giustizialista che anima Fratelli d’Italia e Lega a prevalere è stata quest’ultima.

Ma essere Popolo delle Libertà non significava che ognuno era libero di fare quel che gli pareva, se parliamo di elettori. E e a proposito di popolo, cosa ci dice la pancia della maggioranza silenziosa? Tace, e chi tace evidentemente acconsente, almeno in una democrazia come la nostra.

 






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